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Sam Shuster, professore in dermatologia, spiega perché non rinunciare all'abbronzatura

Sam Shuster, professore emerito in dermatologia all’Università Newcastle

(GB) risponde alla giornalista Kira Cochrane che il 7.7.2010 ha scritto sulla testata ingleseGuardian.co.uk uno degli ormai triti e ritriti articoli negativi su sole, abbronzatura e lettini abbronzanti. Nell'articolo lei si chiede come mai gli inglesi non riescano a rinunciare alla tintarella...

Ecco la sua risposta:

Non lasciare che l'infondata paura per il melanoma ti allontani dal sole.

Ci sono molte buone ragioni per le quali non rinunceremo e non dovremmo rinunciare alla tintarella. La giornalista Kira Cochrane (7.7.2010 guardian.co.uk) si chiede perché non possiamo rinunciare alla tintarella. La risposta è semplice: non siamo convinti che i presunti danni siano maggiori dei benefici e non ci piace la campagna prepotente che semina paura contro l'esposizione al sole. Le statistiche sul cancro alla pelle hanno la tendenza a spaventare e non a educare. Quasi tutti gli 84.000 "cancri" della pelle che compaiono ogni anno sono di fatto benigni, non danno metastasi né uccidono; il loro nome “cancerogeno” è uno (storico) termine improprio. Certo, l'esposizione al sole incrementa le rughe del viso come del resto il fumo, ma "l'orco", nel gioco della paura è il melanoma, perché quello vero è spietato. Come riporta l’articolo la “UK Cancer Research” in Gran Bretagna dichiara che l'incidenza del melanoma maligno è "quadruplicata in Gran Bretagna negli ultimi 30 anni". Ma se fosse così avremmo visto interi carichi di bare. Invece non è stato così e in un ampio studio pubblicato recentemente (British Journal of Dermatology, 2009), i miei colleghi ed io abbiamo dimostrato che la ragione per cui la mortalità non era aumentata di pari passo con le incidenze era che i tumori rilevati erano in realtà benigni; non si trattava realmente di melanomi maligni. La nostra spiegazione sulla falsa epidemia di melanomi è "la tendenza diagnostica che classifica le lesioni benigne sotto la voce... melanoma"; una diagnosi sbagliata "spinta dalla medicina preventiva/difensiva, una risposta che non sorprende, dovuta alla sua commercializzazione." La ri-categorizzazione della IARC (Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro) che la Cochrane cita, che attribuisce ai lettini solari “lo stesso alto rischio… delle sigarette e dell’amianto” è assurdo. Questo campo è un caos di conclusioni contraddittorie e l’affermazione che i giovani siano sottoposti a rischio in modo particolare, di cui parla ripetutamente l’articolo, ormai è smentito. Ma obbiettivamente, poiché oggi sappiamo che la maggiore incidenza è invalidata dalla errata classificazione come maligne, di malattie invece benigne; finché la diagnosi non migliorerà soltanto gli studi sulla mortalità per melanoma sono attendibili, e i pochi studi compiuti dimostrano che la mortalità per melanoma in realtà, di fatto diminuisce con l'esposizione agli UV! L'infelice correlazione tra il melanoma ed eccessiva esposizione ai raggi UV ha visto correre i fobici del sole a proteggersi, pensando, come riporta l’articolo, che una sola scottatura "potrebbe sviluppare un melanoma". Ma non è così: diversamente dai tumori benigni che sono causati dai raggi UV, i melanomi non sono prevalenti su una pelle che è stata esposta al sole. Ci sono motivazioni legate al buon senso per evitare le scottature e per usare le creme solari – ma non per prevenire il melanoma, per il quale, come è stato dimostrato, si sono rivelate inefficaci. La Cochrane si chiede come mai "associamo ancora la pelle abbronzata con la buona salute" ma le buone ragioni sono molte. Benché gli impieghi medici che sono valsi a Niels Ryberg Finsen il premio Nobel siano oggi sorpassati, esistono utilizzi moderni e innovativi nell’ambito della fotochemioterapia, dermatologia e psichiatria. L'immagine che abbiamo di noi stessi migliora concretamente con l'abbronzatura e impareremo molto dalla comprensione dei meccanismi di questo benessere. I raggi UV avviano la sintesi della vitamina D, essenziale per le nostre ossa, e la promozione delle creme solari ha causato problemi. Questo ha un profondo effetto sul nostro sistema immunitario. Stranamente, la falsa scienza dell'epidemiologia descrittiva, la stessa che creò il mito del melanoma, ora afferma che gli UV diminuiscono l'incidenza di molti cancri interni e del melanoma, facendo prevalere quindi gli effetti positivi. Piante e animali devono la loro esistenza al sole e non sorprende che abbiano imparato a trasformarlo e a usarlo. Ecco perché non possiamo fare a meno della nostra tintarella e soprattutto perché non dovremmo farne a meno.


PDF della risposta di Sam Shuster tradotta in italiano.

Risposta originale di Sam Shuster in inglese.

Articolo di Kira Cochrane in inglese. 

Fonte della notizia ilsole.ch

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